Non perdere di vista la sicurezza

16 giugno 2020 professioneauto.ch – È già cominciata la fase di transizione, in cui la guida sempre maggiormente assistita e automatizzata pone nuove sfide alla sicurezza stradale. È dunque necessario che la ricerca prosegua il suo lavoro. A tale proposito, l’UPI fornisce una base pubblicando un rapporto sulla guida automatizzata. Per l’UPI è chiaro che nonostante l’entusiasmo sull’introduzione dei veicoli a guida automatizzata non bisogna perdere di vista la sicurezza. Infatti, ogni livello di automazione porta con sé nuove problematiche.

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Fonte: Istock

pd. I veicoli automatizzati destano grandi speranze per la sicurezza stradale, visto che oggi gran parte degli incidenti sono riconducibili a un errore umano. Tuttavia, prima che un effetto sulla sicurezza potrà manifestarsi e nel traffico quotidiano circoleranno in modo affidabile molte auto a guida autonoma, si prospetta un lungo periodo di transizione, durante il quale potrebbe addirittura esserci un incremento degli incidenti dovuto alle nuove sfide per la sicurezza stradale. È quanto scrive l’UPI nel suo nuovo rapporto sulla guida automatizzata (riassunto in italiano).

Nella cosiddetta guida semiautomatizzata il conducente viene in gran parte sollevato dal compito di guida, ma deve continuare a monitorare l’auto e l’ambiente circostante, in modo da poter intervenire tempestivamente in caso di errori. «Un monitoraggio affidabile dei dati dura al massimo 20 minuti», avverte Markus Deublein, esperto di guida automatizzata presso l’UPI.
Il successivo livello di automazione, ossia l’automazione condizionata, può fare a meno del monitoraggio continuo, e consente ad esempio al conducente di leggere un libro. Tuttavia, se il veicolo non è più in grado di proseguire, l’uomo deve riprendere automaticamente il controllo del veicolo, senza avere avuto la possibilità di farsi un’idea della situazione. Di conseguenza, è inevitabile che si verifichino errori umani.

Nella guida altamente automatizzata, un’auto guida autonomamente entro un determinato ambito consentito. Il conducente non deve preoccuparsi di riprendere il controllo quando il sistema si scontra con i propri limiti. «In questo caso, uno dei problemi principali è che i veicoli automatizzati e gli altri utenti della strada non parlano la stessa lingua e quindi inizialmente non si comprendono», spiega Markus Deublein. Secondo lui per il futuro occorre mettere in atto concetti di comunicazione coerenti e soluzioni tecniche uniformi, ossia segnali globali e intuitivamente comprensibili dal veicolo. D’altro canto, il veicolo deve essere in grado di riconoscere in maniera affidabile e interpretare correttamente i segnali del corpo.

Nei prossimi anni l’UPI avvierà diversi studi e parteciperà a consorzi di ricerca sulle sfide legate alla guida automatizzata. In una prima fase, in collaborazione con il centro di sicurezza stradale austriaco KFV e l’Università tecnica di Ingolstadt (Germania), è stato avviato un progetto per testare i sistemi di assistenza alla frenata d’emergenza. Inoltre, l’UPI sta studiando il tipo di evoluzione che l’istruzione alla guida e l’infrastruttura stradale dovranno seguire per stare al passo con gli sviluppi tecnologici della tecnica del veicolo.

Infatti, le sfide in tal senso sono grandi quanto le aspettative di guadagno in termini di sicurezza dei veicoli automatizzati. A dispetto dell’entusiasmo suscitato dall’introduzione di veicoli a guida automatizzata, la massima priorità deve andare alla sicurezza.
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